
PENITENTE BUONGUSTAIO
Da piccolo, mi è capitato più volte di ascoltare in chiesa la storia di Giovanni il Battista.
Mi ricordo che ne traevo sempre grande impressione, non tanto per la decollazione finale del Profeta, che pure sulla mia fantasia faceva un bell’impatto, quanto per la dieta che si diceva egli seguisse nel deserto, prima della vita “pubblica”.
Essa prevedeva, a quanto dicono, miele selvatico (e fin qui va bene); datteri (e va bene anche così); e cavallette (e qui va già molto meno bene…), che non riuscivo a immaginare se il Battista ingoiasse nude e crude, magari con qualche smorfia di disgusto, o invece dopo averle rosolate ben bene su qualche fuocherello di stoppie, giusto per renderle un po’ appetibili: asceti sì, ma sempre comme il faut !
Insomma, compiangevo molto la sottoalimentazione del Battista. La sua mi sembrava davvero un’ascesi fuori discussione.
Fin tanto che, qualche giorno fa, un amico mi ha portato a casa un sacchetto di datteri della terra di Israele.
Datteri ne avevo mangiato a iosa, fino a quel momento. Ma mai datteri israeliani: una vera leccornia. Buonissimi, grandi, succosi. Insomma, un vero cibo da re.
Hai capito, quell’asceta del Battista… : se anche le sue cavallette erano buone come quei datteri, alla fin fine l’uomo di Dio non se la passava poi così male, nel deserto.
Finché, ovviamente, non s’è incaponito a prendersela con le escort di quei tempi e con chi le manteneva.
Lì, né datteri, né miele, né cavallette (crude o cotte) hanno potuto niente. Zac ! E la testa del Battista è volata via.
Il bacio di Erodiade alle sue labbra ormai morte ed esangui, deve averlo confortato ben poco.
(Meglio i datteri….)