Inserito da: tobynu | 18 gennaio 2010

Musica divina

Ci sono musiche umane che convengono agli umani; musiche umane che, per la loro nobiltà e bellezza, convengono anche a Dio; e – ben distinte – musiche divine.

Questa (J.S. Bach – Schmücke Dich, o liebe Seele BWV 654) è musica divina.
Dio la suona per sé nell’Empireo, ed è quella su cui si posa l’onnipotente ascolto della mistica rosa.
E’ la musica el vero Amore, quello che muove il sole e le altre stelle.

Bach, per il dono della santa pazienza, vi ha avuto accesso per un attimo, e ce l’ha ristituita così come l’ha udita, mentre un angelo dalle ali immense, sfolgorante di luce, socchiudeva per lui il portone che sta sopra il firmamento.

Inserito da: tobynu | 25 dicembre 2009

L’idiozia delle frontiere

Salmo

di Wislawa Szymborska

Oh, come sono permeabili le frontiere umane!
Quante nuvole vi scorrono sopra impunemente,
quanta sabbia del deserto passa da un paese all’altro,
quanti ciottoli di montagna rotolano su terre altrui
con provocanti saltelli!

Devo menzionare qui a uno a uno gli uccelli che trasvolano
o che si posano sulla sbarra abbassata?
Foss’anche un passero – la sua coda è già all’estero,
benché il becco sia ancora in patria. E per giunta quanto si agita!

Tra gli innumerevoli insetti mi limiterò alla formica,
che tra la scarpa sinistra e la destra del doganiere
non si sente tenuta a rispondere alle domande «Da dove?» e «Dove?».

Oh afferrare con un solo sguardo tutta questa confusione,
su tutti i continenti!
Non è forse il ligustro che dalla sponda opposta
contrabbanda attraverso il fiume la sua centomillesima foglia?
E chi se non la piovra, con le sue lunghe braccia sfrontate,
viola i sacri limiti delle acque territoriali?

Come si può parlare d’un qualche ordine,
se non è nemmeno possibile scostare le stelle
e sapere per chi brilla ciascuna?

E poi questo riprovevole diffondersi della nebbia!
E la polvere che si posa su tutta la steppa,
come se non fosse affatto divisa a metà!
E il risuonare delle voci sulle servizievoli onde dell’aria:
quei pigolii seducenti e gorgoglii allusivi!

Solo ciò che è umano può essere davvero straniero.
Il resto è bosco misto, lavorio di talpa e vento.

(dono natalizio di Roberto Garbelli a me).

Inserito da: tobynu | 6 dicembre 2009

Più che sapiente, saggio.

PIU’  CHE  SAPIENTE,  SAGGIO.

“Solo il dio è sapiente”, dice e ripete Platone.  All’uomo non resta quindi che essere saggio, se tutto va bene.

Non è poca cosa. Dicono che la sapienza è conoscenza dei principi, delle cause prime e di quanto da essi discende, e la saggezza invece saper far uso di quel che si sa.

Aggiungo: anche di quel che non si sa. Per quel che un vuoto, un abisso di ignoranza, possono valere a renderci saggi.

Ci metto anche – soprattutto – le debolezze e i difetti.

Saggio è chi conosce e ri-conosce i suoi talmente bene che gli è passata ogni voglia di giudicare gli altri.

La sagesse è una grande, quotidiana, continua scuola di umiltà.

Inserito da: tobynu | 4 novembre 2009

Corelli: Sonata for violin “La Follia”

Questa sì, è una Follia che fa bella ogni Ragione.

alda_merini

Italian poetess Alda Merini passed away today, November 1.

Translation of her short poem, “La Pace”, by my friend Trenton S. Flock

The Peace

The peace that surges from the heart,
and at times turns to blood,
your love,
which at times touches me,
and then turns to tragedy,
and death perched upon my shoulders,
is as a famished child
that solicits light and walks.
To make a child walk is simple,
but what a burden to carry men
toward the peace,
who everywhere satisfy death
as if their graves were mouths to feed.
But you, master, who listens
to the trembling of many soldiers,
know well that mouths of the dead
are of papier-mâché,
more sinuous than the sweets
of the untouchable lips
of the woman that you love.

Original text:

La pace che sgorga dal cuore
e a volte diventa sangue,
il tuo amore
che a volte mi tocca
e poi diventa tragedia
la morte qui sulle mie spalle,
come un bambino pieno di fame
che chiede luce e cammina.
Far camminare un bimbo è cosa semplice,
tremendo è portare gli uomini
verso la pace,
essi accontentano la morte
per ogni dove,
come fosse una bocca da sfamare.
Ma tu maestro che ascolti
i palpiti di tanti soldati,
sai che le bocche della morte
sono di cartapesta,
più sinuosi dei dolci
le labbra intoccabili
della donna che t’ama.

Inserito da: tobynu | 21 ottobre 2009

Penitente buongustaio

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datteri_giganti_israelePENITENTE BUONGUSTAIO

Da piccolo, mi è capitato più volte di ascoltare in chiesa la storia di Giovanni il Battista.

Mi ricordo che ne traevo sempre grande impressione, non tanto per la decollazione finale del Profeta, che pure sulla mia fantasia faceva un bell’impatto, quanto per la dieta che si diceva egli seguisse nel deserto, prima della vita “pubblica”.

Essa prevedeva, a quanto dicono, miele selvatico (e fin qui va bene); datteri (e va bene anche così); e cavallette (e qui va già molto meno bene…), che non riuscivo a immaginare se il Battista ingoiasse nude e crude, magari con qualche smorfia di disgusto, o invece dopo averle rosolate ben bene su qualche fuocherello di stoppie, giusto per renderle un po’ appetibili: asceti sì, ma sempre comme il faut !

Insomma, compiangevo molto la sottoalimentazione del Battista. La sua mi sembrava davvero un’ascesi fuori discussione.

Fin tanto che, qualche giorno fa, un amico mi ha portato a casa un sacchetto di datteri della terra di Israele.

Datteri ne avevo mangiato a iosa, fino a quel momento. Ma mai datteri israeliani: una vera leccornia. Buonissimi, grandi, succosi. Insomma, un vero cibo da re.

Hai capito, quell’asceta del Battista… : se anche le sue cavallette erano buone come quei datteri, alla fin fine l’uomo di Dio non se la passava poi così male, nel deserto.

Finché, ovviamente, non s’è incaponito a prendersela con le escort di quei tempi e con chi le manteneva.

Lì, né datteri, né miele, né cavallette (crude o cotte) hanno potuto niente. Zac ! E la testa del Battista è volata via.

Il bacio di Erodiade alle sue labbra ormai morte ed esangui, deve averlo confortato ben poco.

(Meglio i datteri….)

Inserito da: tobynu | 16 ottobre 2009

Francois Couperin – La dilligente

Meraviglioso Couperin!

Inserito da: tobynu | 15 ottobre 2009

Scimmione intelligente e scimmietta petulante

BoncinelliScimmione intelligente libro

SCIMMIONE INTELLIGENTE   E   SCIMMIETTA PETULANTE

Per chi conosce dal vivo il fisico e biologo prof. Edoardo Boncinelli – un vero genio, a mio avviso – non sarà difficile capire a chi si riferisce il titolo di questo libro, che lo vede co-autore con l’epistemologo Giulio Giorello.

E’ chiaro che lo scimmione intelligente di cui si parla è proprio Boncinelli che, nel serrato dibattito del libro sullo “specifico” umano e sulle sue origini, dà piena prova del suo straordinario acume e di una certa dose di problematicità che a tratti sembra invece far difetto al suo più apodittico contraddittore.

Libro di nobile divulgazione, questo. La cultura italiana ne ha bisogno, anche per superare le banalità e i luoghi comuni che, su temi così complessi, spesso si leggono sui giornali. Ma senza cadere con ciò nello “scientifichese” disarmante e piatto che rende illeggibili molti libri analoghi.

Peccato per l’ultima parte del dibattito, in cui si irride il Sacro senza farla troppo sottile: è il pegno che lo scientismo paga a una materia di cui non capisce “strutturalmente” quasi niente.

Perché i valori, poi, debbano essere – secondo gli autori – residui grumi di sacro, quando invece spesso sono tali per tutt’altri motivi, proprio non lo capisco.

Inserito da: tobynu | 16 settembre 2009

Svignate d’autore

Goethe_viaggio

ANCHE GOETHE SE LA SVIGNA

  • Partito di prima mattina, senza dare a chi restava indicazioni o recapiti, Goethe pianta potenti e nobili per un Viaggio in Italia che durerà un po’ più di due anni.
    Mica poco.
    Ogni tanto scrive, sì, qualche letterina accorata a chi gli vuol bene e ha il portafogli pieno, reclamando o invocando soccorso finanziario: perché, si sa, anche i geni mangiano, e devono pagare pure le camere d’albergo.
    Quisquilie, certo, ma che vanno regolate: purché a spese di un generoso mecenate che, aprendo i cordoni della borsa, in fin dei conti non fa che il suo dovere.

    Nel lungo e vagante biennio italiano, Goethe girerà quasi tutto lo Stivale, giungendo fino alla Sicilia, che gli appare anzi la terra italica più caratterizzata: per chi ama i greci antichi come li amava Goethe, la Sicilia è infatti una piccola Grecia.

    Al tempo di Twitter, di un viaggio come questo avremmo solo fulminee impressioni di 140 caratteri esatti, ma in compenso molte fotografie e alcuni filmati.
    Del Viaggio di Goethe abbiamo invece lunghi e circostanziati resoconti, e persino qualche schizzo, visto che il grand’uomo non disdegnava neppure la pittura.

    Superfluo dire che in un Paese come l’Italia, bigotto e godereccio insieme, Goethe gusterà fino in fondo le gioie di Eros che, se porta i Grandi Spiriti alla vetta, ha pur sempre bisogno di membra compiacenti.

Inserito da: tobynu | 14 settembre 2009

L’ombra e la Grazia

  • mancuso2

Mancuso

  • MORTE E VITA A DUELLO
  • Tutto all’insegna di Simone Weil e del suo pensiero, questo saggio impegnato del teologo sistematico Vito Mancuso. A Simone il libro è persino dedicato, ma vi ricorrono frequentemente anche altri nomi importanti del novecento teologico, ufficiale e non: Pavel Florenskji, ad esempio, e Dietrich Bonhoeffer, Etty Hillesum; e non ne mancano altri coi quali si polemizza non poco, come Karl Barth e Rudolph Bultmann.

    Nella breve premessa alla nuova edizione del 2008 – il saggio infatti era già apparso nel 2005 col titolo Per amore. Rifondazione della fede – Mancuso mette sull’avviso il lettore sugli sviluppi avutisi nel frattempo nella sua ricerca e nel suo pensiero teologico.
    Sviluppi importanti, che l’hanno condotto a una prospettiva che supera ora in buona parte la visione weiliana del rapporto tra la natura e la grazia, tra la pesanteur e il soprannaturale: due forze che per Simone Weil – e per il Mancuso di questo saggio – si fanno da contrappeso nel corpo umano, bilancia e unico luogo terrestre del loro incontro.

    Dopo questo saggio, la figura speculativa di riferimento pare diventata per l’autore quella del padre gesuita Pierre Teilhard de Chardin, filosofo, teologo e paleontologo molto osteggiato a suo tempo dalla chiesa gerarchica, che lo costrinse a pellegrinaggi nel mondo intero pur di allontanarlo dalla ribalta dell’insegnamento e delle pubblicazioni, giudicandone assai eterodosso il pensiero.

    Per Teilhard, il soprannaturale emerge dalla natura, con un movimento dal basso verso l’alto, attraverso un processo di raffinazione, elaborazione e ridisposizione dell’energia che, dallo stato più ponderale della materia apparentemente inerte dei minerali, sale grado a grado fino alle forme più nobili e smaterializzate dell’energia più pura, che è quella psichica, pneumatica, e – infine – alla purissima energia divina.

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